La vita
 

La leggenda vuole che Rosalia fosse figlia del re Sinibaldi, nata a Palermo nel XII secolo, ma con molta probabilità il Sinibaldi doveva essere un feudatario, un vassallo di Ruggero II che lo aveva nominato signore delle terre di Quisquina e del monte delle Rose (che corrispondono oggi alle terre di Bivona e Santo Stefano Quisquina, prov. di Agrigento, ndr).

Il suo nome fu una contrazione del latino "Rosa Lilium", ovvero rosa e gigli, due fiori che stanno ad indicare la provenienza regale e la purezza della fanciulla. Ancora giovane venne chiamata, dalle nostre terre, a Palazzo dei normanni, alla corte della regina Margherita, moglie di Guglielmo I detto il Malo, dove avrebbe ricoperto il ruolo di dama di compagnia, ruolo che le si addiceva per le sue forme cortesi e per la sua straordinaria bellezza. E fu proprio la sua bellezza fuori dal comune ad aver attirato numerosi pretendenti, fra i quali spiccava un certo Baldovino, futuro re di Gerusalemme e futuro sposo della vergine che invece preferì una vita eremitica alla vita consacrata del matrimonio.

L'input verso una vita eremitica, si narra sia avvenuto prima che contraesse matrimonio, a causa di una visione che Rosalia ebbe sullo specchio che, invece di riflettere la sua immagine, mostrò l'immagine di Gesù crocifisso con il volto insanguinato a causa della corona di spine.

Ottenne rifugio e protezione da parte di alcuni monaci eremiti di Palazzo Adriano (Pa, ndr) e in seguito si spostò nelle montagne di Bivona e Santo Stefano Quisquina dove trovò rifugio presso locali conventi dei benedettini, l'ordine che probabilmente scelse per la cura della sua anima. Dopo aver ottenuto il consenso dell'arcivescovo di Palermo iniziò la sua vita eremitica che iniziò nei pressi del bosco della Quisquina, feudo di proprietà paterna. Con se decise di non portare tanti oggetti: molto verosimilmente portò con se una piccola croce d'argento e un rosario, del quale sono stati ritrovati alcuni granuli. Nella grotta, che si trovava nel cuore del bosco, visse per ben 12 anni, molto probabilmente tra il 1150 ed il 1162, ed in seguito siIl tronco della quercia a Bivona spostò sul monte Pellegrino di Palermo, dove visse nei pressi di una grotta più ampia e dove era esistita un'antica chiesetta bizantina a ridosso della roccia.

Fra i motivi che spinsero la Santa ad abbandonare la quisquina vi sono pochi indizi: secondo alcuni autori furono le ribellioni dei conti e dei baroni contro i Normanni a spingere Rosalia verso il monte pellegrino; vi furono infatti delle persecuzioni, e Rosalia (secondo la tradizione) per sfuggire alle stesse si nascose all'interno di un tronco cavo di una quercia. Per testimoniare l'evento miracoloso venne eretta una chiesa. Con molta probabilità si fa riferimento alla chiesa di S. Rosalia a Bivona, nella quale è possibile ammirare ancora oggi parte del tronco dell'albero.

Molte fonti e leggende tramandate oralmente collocano la sua morte al 4 Settembre 1160 o 1170. La posizione nella quale le sue relique furono ritrovate indica che la vergine non sia morta di malattia, ma fu trovata con la mano destra sotto il cranio, come se si stesse preparando alla morte ed al passaggio a miglior vita.