| La grotta e l'eremo della Quisquina |
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Fra i
luoghi più belli e suggestivi della nostra amata Sicilia il bosco
della Quisquina di Santo Stefano occupa sicuramente un posto
notevole. E proprio immerso nella natura, circondato da maestosi
alberi che ne indicano il sentiero, si trova l'eremo della
Quisquina, meta di
numerosi pellegrinaggi da parte di devoti che arrivano da ogni
parte della Sicilia (basti guardare il registro dei visitat All'eremo si giunge attraverso un sentiero molto suggestivo: gli alberi, le rupi, gli animali sembrano non notare la nostra presenza, un richiamo alla semplicità della vita ed alla sua spiritualità. Una vasta costruzione si erge davanti a noi al termine di questo sentiero: la Chiesa, il convento e la grotta sono un tutt'uno con l'ambiente e l'armonia regna sovrana ed indisturbata. La Chiesa, a navata singola, presenta uno schema di impianto longitudinale, dominata da un altare marmoreo con paliotto raffigurante Santa Rosalia e da due altari (dedicati a San Michele Arcangelo e all'Immacolata Concezione) e due nicchie simmetrici. Un silenzio surreale caratterizza l'intero impianto. L'eremo è stato abitato dai frati fino a qualche decennio fa, i quali seguendo l'esempio di Santa Rosalia vivevano in elemosina e povertà, praticando una vita da eremiti e vivendo in celle buie e fredde: la costruzione infatti si trova in una zona dove non batte mai il sole per buona parte della giornata, ed in una parte della montagna non protetta dai venti freddi invernali. Nell'eremo i frati erano in numero molto esiguo (solo 10-12 frati effettivi, i più erano novizi), e nel periodo estivo scendevano in paese a raccogliere l'elemosina: nel convento portavano così olio, mandorle, noci, e quant'altro la gente offriva. Data la fredda temperatura all'interno dell'edificio i frati attrezzarono due grandi stanze a legnaia, che serviva loro per riscaldarsi nei mesi invernali a causa della neve perenne che in epoche più remote era solita ricoprire interamente questi posti. Dall'ingresso sito nella parte opposta della chiesa si apre un lungo corridoio che termina con una cappella dove è presente una statua di Santa Rosalia, mentre, poco prima di giungere nella cappella, una porta che da sull'esterno ci mostra la via per entrare nella Sacra grotta, nella quale la Santa visse per circa 12 anni (verosimilmente dal 1150 al 1162). |
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La sensazione che abbiamo avuto nell'entrare in quella grotta è stata molto particolare: attraversando mura strette, spesso umide a causa della bassa temperatura, si giunge in una zona leggermente più ampia, a mo' di piccola cella, dove ancora riposa la Vergine. Il nostro semplice respiro rimbomba fra le pareti di quel luogo incantato. |
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Nella parete che precede l'ingresso nella grotta si trova una epigrafe, rinvenuta da due cacciatori palermitani, unica testimonianza dell'esistenza di Santa Rosalia, la quale diceva: "Ego Rosalia Sinibaldi Quisquine et Rosarum domini filia Amore Domini mei Iesu Cristi ini hoc antro habitari decrevi". |